D’Intino decifra il labirinto di Leopardi nella nuova edizione dello Zibaldone

Roma

Mercoledì 2 settembre è uscito nelle librerie, edito da Quodlibet, un progetto editoriale di assoluto rilievo, destinato a segnare uno spartiacque negli studi su Giacomo Leopardi: la nuova edizione integrale e commentata dello Zibaldone. A quasi trent’anni dalla precedente stampa del 1997, leggere questa sterminata raccolta di appunti significa sempre inoltrarsi in un cantiere filosofico e linguistico magmatico, privo di confini rigidi.

Il merito di aver governato una tale vertigine va ascritto in primo luogo a Franco D’Intino. Con una dedizione durata oltre un decennio e una visione critica profonda, il direttore del Laboratorio Leopardi della Sapienza ha orchestrato un’operazione radicale. Affiancato dalla cura certosina di Luca Maccioni, ha ricondotto il testo alla fonte primaria, verificandolo per intero sul manoscritto autografo. Non si tratta quindi di una semplice riproposizione: i due studiosi hanno forgiato una vera e propria bussola esegetica.

Questo apparato permette di orientarsi tra le pieghe del ragionamento leopardiano, restituendo ai frammenti il loro respiro originale. La lettura su più livelli è garantita da un corredo che isola visivamente le citazioni e le aggiunte tardive, offrendo inoltre la traduzione immediata di tutti i passaggi in lingua straniera, dal greco antico all’ebraico. Quasi cinquecento pagine di commento e un poderoso indice analitico di cento pagine lavorano in sinergia per districare le reti di rimandi testuali. Svelano così la biblioteca materiale e ideale dell’autore, catalogando le letture fatte in famiglia e quelle scoperte nei viaggi tra Roma, Firenze e Milano.

Una tale cura filologica trova riscontro nella pregevole fattura dell’oggetto libro: un massiccio volume in tela rossa di quasi tremila pagine, stampato su finissima carta bibbia. La sua realizzazione ha riunito una fitta rete di sostegni istituzionali (dalla Regione Marche al Ministero dell’Università, fino all’Università La Sapienza), cui si affianca l’impegno della Fondazione Christian Cappelluti, fondamentale motore anche per le recenti traduzioni estere dell’opera. Lontano dai tecnicismi asettici o per soli addetti ai lavori, questo sforzo restituisce ai lettori un territorio finalmente esplorabile, offrendo la mappa per misurarsi in presa diretta con l’inquietudine e la genialità di una delle menti più affascinanti della nostra storia letteraria.