Trieste
Si è svolto a Trieste il 23 e il 24 aprile presso la rinomata Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA) il Convegno “Intrecci tra Scienza & Letteratura” che ha riunito alcuni tra i più prestigiosi scienziati italiani insieme a importanti scrittori, studiosi di storia della scienza e della letteratura (in particolare di Leopardi), per discutere sui contatti, le relazioni, le contaminazioni tra teorie e pratiche scientifiche e opere letterarie in epoca antica e moderna.
Hanno inaugurato i lavori gli organizzatori del convegno, il fisico Giuseppe Mussardo e il fisico Roberto Trotta, già docente all’ Imperial College di Londra, e ora Direttore del Laboratorio interdisciplinare della SISSA.
Nella mattinata di giovedì il matematico Claudio Bartocci (Genova), ha parlato di come lo scienziato Wroński abbia influenzato molti letterati, da Balzac a Valéry; Vincenzo Crupi , logico e filosofo della scienza (Torino) ha illustrato alcuni aspetti della Vita di Galileo di Bertolt Brecht; la fisica Elena Joli ha accostato tre figure di naturalisti che (dal Settecento al primo Novecento) hanno scritto testi al tempo stesso scientifici e poetici sulle loro esplorazioni, in un’ottica modernamente ecologica; Franco D’Intino e Novella Bellucci (Laboratorio Leopardi, Roma Sapienza) hanno sottolineato l’importanza del linguaggio scientifico nello Zibaldone discutendo di come un commento dovrebbe tener conto degli aspetti scientifici del pensiero leopardiano, a lungo trascurati.
Nel pomeriggio di giovedì lo storico della scienza Gaspare Polizzi ha parlato del rapporto tra il poeta Valéry e Albert Einstein; lo scrittore Silvio Perrella ha invece illustrato la genesi di alcuni dei propri testi di prosa poetica alla luce del concetto di frattale; il fisico Roberto Trotta (SISSA) ha mostrato come idee scientifiche siano state efficacemente spiegate in performance artistiche da lui organizzate nel corso degli anni, soprattutto in Inghilterra; il fisico e matematico Luciano Boi (Parigi, École des Hautes Études en Sciences Sociales) ha elaborato il concetto di punto a partire dall’opera di Jorge Luis Borges, in particolare Aleph e La biblioteca di Babele; il fisico Vincenzo Barone (Piemonte Orientale) ha ripercorso il tema del rapporto tra letteratura e fisica quantistica in alcuni romanzi di autori italiani e stranieri (tra cui Ian McEwan e Daniele Del Giudice).
La mattinata di venerdì è stata inaugurata dallo scrittore e critico Filippo La Porta, con un intervento sulle possibilità e i problemi dell’intelligenza artificiale applicata alla letteratura; il matematico Gian Italo Bischi ha analizzato passi della Commedia in cui Dante è riuscito a “comunicare” efficacemente idee scientifiche; l’astrofisico Marco Bersanelli (Milano) ha parlato del rapporto tra Leopardi e Newton, e dell’immaginario cosmologico di Leopardi, straordinariamente anticipatore di immagini che solo due secoli dopo sono state catturate nella realtà dai satelliti, in particolare dalla missione Planck.
La mattinata si è conclusa con un affascinante parallelo tra due scrittori, Jules Verne e Lewis Carroll, che, nello stesso periodo, in Francia e in Inghilterra, hanno immaginato la scienza in modi molto diversi. Due giorni quindi di stimolanti riflessioni che hanno contribuito ad avvicinare quelle che Charles Percy Snow ha chiamato “le due culture”, quella scientifica e quella letteraria e dove Leopardi è stato il centro e il cuore del dialogo.
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