Le riflessioni di Christian ricordano per assonanza le teorie di W. Kandinsky e il suo principio della "necessità interiore". Per il pittore russo, in generale, il colore è un mezzo per influenzare direttamente l'anima: il colore è il tasto, l'occhio il martelletto, l'anima un pianoforte con molte corde. L'artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l'anima. L'atteggiamento esperenziale da cui partire per intraprendere il viaggio creativo è dunque la capacità di sapersi predisporre all'ascolto del fenomeno.

La convinzione di una comunicazione a livello spirituale di tutti gli aspetti della realtà portava Kandinsky a mettere in atto un atteggiamento percettivo capace di cogliere, al di là della distinzione fenomenica, un nucleo espressivo comune a tutte le cose. Non è più l'oggetto in sé ad attrarre l'attenzione percettiva del pittore, bensì la sua risonanza interiore in grado di entrare direttamente in comunicazione con la sensibilità creatrice dell'artista. Christian dimostra una sensibilità simile sia perché per il riconoscimento di un suono usa l'immagine del colore, sia perché, come si vedrà, la sua rappresentazione della realtà è sempre frutto di una risonanza interiore che trasfigura, offre senso, riempie di connotazioni inedite ciò che le parole e le note delle sue canzoni esprimono.

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