Le ultime immagini che Christian ci ha lasciato in una sorta di testamento inconsapevole sono concentrate nella canzone Lasciami correre via. Qui, coscientemente o meno, Christian si è espresso in immagini e parole che per lui sono state sempre fondamentali. L'immagine iniziale è quella del mattino e dunque dell'"alto". Tuttavia questo mattino è grigio, invaso dal "basso", dallo "spleen", che è solitudine, vento polveroso, serpenti velenosi, "male contagioso" in termini simili a quelli baudelairiani. Le speranze "cadono come pioggia". Da questa discesa però sorge un invito rivolto a se stesso alla reazione, alla lotta, alla sfida: "Ma io mi libererò/Si, mi libererò/Voglio raggiungere un luogo dove poter essere ciò che voglio". Si slancia un colpo d'ala sullo sfondo grigio di solitudine: "Voglio volar via da questa vita, lasciare tutto e dire addio" e ancora: "Lasciatemi correre via/dove posso essere me stesso/dove posso trovare la mia strada"; "Voglio raggiungere un luogo dove poter essere ciò che voglio", il luogo del sogno, dell'ideal, del vissuto trasfigurato e luminoso.
La carriera artistica di Christian Cappelluti si chiude con questo inno che compendia le quattro dimensioni della sua poetica: l'alto e il basso, il sogno e la lotta. La tensione più vera, ultima e definitiva è verso un luogo dove si "spezzano le catene" e nel quale egli possa essere se stesso, trovando la propria strada.

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