Leggendo i testi delle canzoni di Christian ci si rende conto che egli costruisce un territorio, una geografia retta e delineata da dimensioni opposte tra loro: c'è un "alto" e un "basso" che si traduce in una tensione dinamica per cui in basso o si "cammina" alla ricerca o si "precipita" nel buio e, d'altra parte, in alto o "si vola" o si volge lo sguardo, si contempla il sole (se le immagini sono luminose) o anche le stelle (se c'è un tocco di romanticismo notturno). La poesia di Christian non è mai descrittiva, non riesce a tener fermo e fisso l'orizzonte e la prospettiva. Tutto si muove: verso il basso o verso l'alto.Tutto vive di tensioni e nulla è veramente oggetto inerte.

Questa dinamica, che è la "storia" delle canzoni di Christian, la loro dimensione temporale, è resa da due sentimenti fondamentali, da due "motori", potremmo dire: il sogno e la lotta. Il sogno è la vera realtà, o meglio il vero senso delle cose, la vera sostanza. È la dimensione dell'amore, ad esempio, del vagheggiamento che si accompagna a immagini di luce, molto chiare, terse. La lotta invece è la dimensione della sfida, del confronto con ciò che può ostacolare il sogno, la luce, l'amore. La lotta è soprattutto sfida alla distanza, al sentimento di abbandono, al ri-sentimento. Dunque ecco in sintesi la geografia e la storia delle canzoni di Christian: l'alto e il basso; il sogno e la lotta.

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